Se c’era Renzi
Ah, se ci fosse stato Renzi. Il giorno dopo l’elezione di Federico Pizzarotti a sindaco di Parma Pier Luigi Bersani utilizzò una formula efficace per descrivere il senso di quella sconfitta del centrosinistra: “Diciamo che per noi è stata una non vittoria”. In un certo senso la stessa formula potrebbe essere riutilizzata oggi, il giorno dopo la vittoria a metà (o la mezza sconfitta, fate voi) del segretario del Pd. E se verranno confermati i dati disponibili al momento della chiusura di questo giornale (con il Senato ingovernabile e con il centrosinistra vittorioso di un soffio alla Camera) è naturale che una buona parte degli elettori di centrosinistra (e non solo quelli) si stia chiedendo che cosa sarebbe successo se al posto di Bersani ci fosse stato Matteo Renzi.
7 AGO 20

Ah, se ci fosse stato Renzi. Il giorno dopo l’elezione di Federico Pizzarotti a sindaco di Parma Pier Luigi Bersani utilizzò una formula efficace per descrivere il senso di quella sconfitta del centrosinistra: “Diciamo che per noi è stata una non vittoria”. In un certo senso la stessa formula potrebbe essere riutilizzata oggi, il giorno dopo la vittoria a metà (o la mezza sconfitta, fate voi) del segretario del Pd. E se verranno confermati i dati disponibili al momento della chiusura di questo giornale (con il Senato ingovernabile e con il centrosinistra vittorioso di un soffio alla Camera) è naturale che una buona parte degli elettori di centrosinistra (e non solo quelli) si stia chiedendo che cosa sarebbe successo se al posto di Bersani ci fosse stato Matteo Renzi. Al di là del successo alla Camera, infatti, i numeri (sebbene parziali) di queste elezioni certificano che il centrosinistra non solo non è riuscito a raggiungere la famosa quota 12 milioni di elettori (ovvero il numero di elettori tradizionalmente raccolto dal 1976 a oggi dalla sinistra); non solo è riuscito a fare peggio del Pd di Veltroni (che nel 2008 ottenne il 34 per cento dei voti da solo alla Camera, oggi il Pd viaggia intorno al 27,5 per cento) ma per lunghi istanti ha fatto rivivere ieri ai suoi elettori le stesse incredule sensazioni sperimentate ai tempi della gioiosa macchina da guerra. Con Renzi come sarebbe andata? Difficile da dire ma un’ipotesi si può fare.
L’idea di Renzi, come è noto, era quella di portare avanti (seppure con altri mezzi) il progetto originario con cui nacque il Pd di Walter Veltroni: un partito a vocazione maggioritaria che aveva l’ambizione di aprire le porte non ai soliti vecchi residui post-comunisti ma a una nuova e potenzialmente esplosiva miscela politica. Invece la linea con cui Pier Luigi Bersani ha tentato di smacchiare il giaguaro (formula questa che rischia di passare alla storia come la versione aggiornata della gioiosa macchina da guerra) è stata ispirata dalla solita vecchia idea dalemiana del grande compromesso storico, con la divisione dei ruoli tra i progressisti e il centro e con una grande alleanza tra i “moderati e i progressisti”. Insomma, la vecchia algebra al posto della nuova miscela. Comprensibile dunque chiedersi oggi che cosa sarebbe successo se al posto di Pier Luigi Bersani ci fosse stato Matteo Renzi. Risposta possibile: il centrosinistra, probabilmente, avrebbe stravinto le elezioni. E si capisce perché oggi tra i tanti volti disperati del centrosinistra uno che sorride sotto i baffi c’è, e naturalmente è il sindaco di Firenze.